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Palazzo Schiari-Riccardi (ex Villa D'Angennes)

IndirizzoIndirizzo: Piazza delle Chiese, 4

Lo si può fare iniziare dall'acquisto del sito effettuato, nell'ultimo ventennio del Seicento, dal conte Carlo Bartolomeo Rolando che lo scelse perché posto in luogo eminente e prossimo alla da poco restaurata parrocchiale. Un decennio di lavori mutò radicalmente aspetto alla preesistente casaforte, ma la calata dei francesi negli anni successivi bloccò l'impresa. Alla morte del titolare (1700) ne ereditò i beni la giovane ed energica figlia Angela Vittoria Francesca, che nel 1709 sposò Pietro Eugenio Reminiac d'Angennes, bretone al servizio del duca e da poco creato conte per meriti acquisiti. Morta la gentildonna di parto, l'anno seguente l'edificio passò a lui nella sua veste a tre piani, priva ancora dell'ala poi aggiunta che le conferirà una pianta a elle. Fu Carlo Eugenio III, il più ricco e aperto intellettualmente, a mutarne la veste. Nel 1821 aveva fatto ricostruire da Giacomo Pregliasco a Torino un poi famoso teatro in forma neoclassica, affiancandogli – nello stesso stile – un imponente palazzo nel 1836 per mano di Ferdinando Caronesi. È da supporre che, tra le due date, facesse anche riplasmare l'edificio villarbassese, ricorrendo per esso nuovamente a Pregliasco, che morirà il 9 maggio 1837. Il suo fu un intervento oculato ma limitato, le cui ambizioni estetiche vennero sfogate soprattutto all'interno dal pittore e scenografo Fabrizio Sevesi (suo nipote) e da Giuseppe Morgari: in suggestivi monocromi il primo, in deliziosi affreschi esotizzanti il secondo nelle varie stanze, specie quella del biliardo. Fatti e parentele inducono a situare al 1825-35 l'abbellimento della villa, con qualche possibile anno in più per la decorazione pittorica. Il clima degli affreschi – nelle tonalità freddine, negli ampi cieli dilatatati, nei verdi privi di rigoglio, nei tempietti classici occhieggianti – si data meglio a questo periodo.
Nel 1860 Enrichetta Clementina D'Angennes, ultima del ramo, vendette al conte Giovanni Battista Schiari il fabbricato che, dopo varie vicende, passò a Vincenzo Capello, il quale lo sottopose ad accuratissimo restauro facendone il gioiello della bella Piazza delle Chiese.