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Luoghi d’interesse storico culturale e turistico

Edifici storici (1)

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» IL TORRAZZO - CASA DURANDO-PENNAROLI

Via Combabona n.2 / - Via Truc Carlevè - Annesso alla residenza privata della famiglia Durando - Pennaroli. (Non aperto al pubblico).Il Torrazzo
IL TORRAZZO.
Edificio vincolato ai sensi della Legge 1089 del 1.06.1939. L’epoca di costruzione probabile è il XIII secolo, più esattamente tra il 1275 ed il 1277. Infatti, proprio nel 1277 i De Pertusio di Avigliana, ottengono dai conti di Savoia il feudo di Villarbasse, alla cui custodia innalzano la torre. (R.Brayda F. Rondolino, op.cit., p.78), nel corso degli anni l’edificio subisce alcuni interventi e si avvicendano vari proprietari; infine, nel 1869, la proprietà perviene ai Durando. È un corpo edilizio a torre, con pianta rettangolare, a 3 piani f. t., con merlatura ’’a penna’’ di tipo ghibellino. L’altezza era, in origine, di oltre dodici metri e la merlatura originaria era di tipo guelfo (se ne intravede l’antica forma). La distribuzione interna si articola su tre piani comunicanti tra loro a mezzo di una rampa semplice. Una scala in muratura adduce al sotterraneo, voltato a botte a tutto sesto. Il sotterraneo aveva nella parte sottostante un locale adattato a ghiacciaia. Al piano terra troviamo una grande stanza con soffitto ligneo a cassettone ed un camino, illuminata da quattro finestrelle. Dall’ultimo piano si accede alla parte a cielo libero e, da questa, alcuni gradini realizzano l’accesso al camminamento dei merli, articolato su tutto il perimetro della costruzione. Belfredi ai quattro angoli. Volte a crociera al 2° e 3° piano. La muratura, nella parte inferiore, è realizzata mediante l’impiego di scapoli di pietra grezza e ciottoli di fiume disposti parte a spina di pesce e parte al naturale, con spessore di due metri alla base. La porzione di muratura superiore, realizzata all’inizio del XIV secolo, è realizzata in laterizio. Circondato da un ampio fossato (colmato in passato dalle piogge scendenti dalla collina) ha ad est l’antica piazza del paese, ora giardino, per accedere alla quale fu in antico eretto un ponticello in legno facente capo al ponte levatoio. Per attenuare il rigore militaresco del Torrazzo vennero eseguiti esternamente affreschi attorno alle finestre, agli archi dei beccatelli ed alle mensole delle caditoie. (Virginia Gozzi Brayda-Luciano Tamburini, "Palazzi e Case di Villarbasse", Pro-loco Villarbasse 1994).

» PALAZZO CUCCA MISTROT

palazzo CuccaVia alla Fonte n.6, edificio privato di proprietà del Geom. Vincenzo Capello. (Non aperto al pubblico).
La villa dei Conti Cucca Mistrot, sorge ai margini del concentrico di Villarbasse, nell'antica contrada Palazzolo, proprietà territoriale annessa ai possedimenti dell'Abbazia di San Solutore all'atto della fondazione dell'XI secolo. L’epoca di costruzione è presumibilmente il XVII secolo, inglobando preesistenze cinquecentesche, con successive fasi seicentesche e settecentesche.
cappellaNel 1687/1703 viene probabilmente costruita l’annessa Cappella di Santa Maria del Bosco, a pianta rettangolare con volta a botte ed accesso da via alla Fonte.
Nella seconda metà del XIX secolo, veniva costruito l’edificio a due piani attiguo al prospetto est e destinato all'allevamento dei bachi da seta.
Un ultimo intervento, nel nostro secolo, vedeva la costruzione di nuovi fienili addossati al muro di recinzione della corte rustica. Nel 1973 circa il palazzo giunge all'attuale proprietario. L'edificio si presenta come un complesso edilizio a tre ali ortogonali comprendendo fabbricati residenziali, il rustico e cappella contigui che si affacciano su un giardino recinto da un alto muro di divisione. Le due costituenti il complesso residenziale formano una manica doppia a ovest e semplice ad est, collegate da un vano scala aperto a loggia sul giardino. La doppia manica è a tre piani; la scala a doppia rampa con volta a botte, mentre i pianerottoli ce l’hanno a crociera. La manica semplice è a due soli piani, con al terreno un salone delle feste di minore altezza degli attigui: il loggiato esterno forma una sequenza di otto arcate sopra e sotto. Le false finestre in trompe-l’oeil, che colpiscono il passante, sono esempio raro in Piemonte, data l’inclemenza del clima: più facile trovarle in Liguria o in zone lacustri. L’edificio è stato perfettamente restaurato ed è indubbiamente degno di considerazione.
(Virginia Gozzi Brayda-Luciano Tamburini, "Palazzi e Case di Villarbasse", Pro-loco Villarbasse 1994).

» CASA BRAYDA

casa BraydaVia Brayda n.5, edificio privato attuale residenza della Famiglia Brayda. (Non aperto al pubblico).
Da Via Primo Maggio (già via Maestra), si arriva in Via Brayda (già Strada di Rivalta), qui troviamo la omonima bella casa che ha visto in questo secolo avvicendarsi due figure insigni di studiosi, Riccardo (1849-1911) e Carlo (1904-1978) Brayda. Tra il 1739 ed il 1811, la casa venne modificata ed ingrandita trasformandosi in una specie di palazzotto altro tre piani con dodici camere. Nell’edificio veniva svolta l’attività di bachicultura, con annessa fervida industria manufatturiera che però dovette chiudere intorno all’anno 1840.
(Virginia Gozzi Brayda-Luciano Tamburini, "Palazzi e Case di Villarbasse", Pro-loco Villarbasse 1994).

» PALAZZO SCHIARI-RICCARDI ( ex Villa D’Angennes)

palazzo Schiari RiccardoPiazza delle Chiese n.4, edificio privato di proprietà del Geom. Vincenzo Capello. (Non aperto al pubblico). La Villa dei Marchesi D’Angennes, sorse con ogni probabilità come fabbricato d’abitazione intorno al 1687. Dal 1710, il palazzo, nato dalla casaforte dei Bonino, diviene ufficialmente dimora d’Angennes, rimanendo alla famiglia fino al 1860 quando Enrichetta Clementina D’Angennes, sposata al Conte Gerardi, vendeva la villa al Conte Giovanni Battista Schiari. Quest’ultimo vendette nel 1972 al Geometra Vincenzo Capello, il quale lo sottopose ad accurato restauro, facendone il gioiello della Piazza.
L’impianto planimetrico è ad ’’L’’, caratterizzato da due corpi di fabbrica volumetricamente diversi che delimitano un giardino aperto sulla Piazza delle Chiese. L’aspetto esteriore è quello di un compatto fabbricato neoclassico, appena ingentilito nei prospetti di facciata da linee marcapiano che sottolineano aperture con cornici lineari in stucco. La facciata sulla piazza veniva realizzata nel primo decennio dell’ottocento per volere di Carlo Eugenio D’Angennes III. La muratura portante è realizzata con laterizio e pietrame. Gli affreschi che ornano parte degli ambienti interni della villa, appartengono alla fase di riplasmazione ottocentesca (secondo e terzo decennio del secolo), che vide la realizzazione della facciata. Di notevole fattura sono gli affreschi della ’’Sala del Bilardo’’, opera del pittore ’’Fabrizio Sevesi. Attraverso l’atrio del piano terra si accede al monumentale scalone in marmo che si sviluppa nel baricentro della costruzione e si collega alla galleria del piano superiore su cui si aprono due ampie finestre termali che caratterizzano la facciata est sul giardino. L’aspetto globale che ne deriva è quello di un edificio perfettamente conservato e per nulla alterato nel suo aspetto originario, con arredi, ritratti, camini, affreschi perfettamente conservati. Da segnalare la presenza di due meridiane e la piazzetta dai ciottoli disposti decorativamente. Attualmente, un passaggio pensile collega il giardino della villa ad un lotto su cui sorgono le ’’Scuderie’’ di proprietà di Battista Schiari.
(Virginia Gozzi Brayda-Luciano Tamburini, "Palazzi e Case di Villarbasse", Pro-loco Villarbasse 1994).

» PALAZZO GONELLA

Palazzo GonellaPiazza delle Chiese n.3, edificio privato di proprietà della Fam. Gonella-Drago. (Non aperto al pubblico).
Edificio vincolato ai sensi della Legge 1089 del 1.06.1939.
Fa angolo con il Palazzo Schiari, la sua storia è molto avara di testimonianze. Fu edificato negli anni venti dell'Ottocento, in concomitanza cronologica con quello dei d'Angennes. In origine di proprietà dei Bergera, i primi documenti risalgono al 1571.
Erede dell’ultimo dei Bergera fu il marchese Cesare Romagnano di Virle, nel 1815. In seguito il palazzo sarà venduto nel 1830 ai Fossati De Regibus Caccia Piatti, i quali lo cederanno a loro volta nel 1854 al nobile Ignazio Gonella. Si può presumere che la riplasmazione dell’edificio sia stata effettuata contemporaneamente a quella del palazzo d’Angennes, anche se il Palazzo Gonella ostenta un’aura più classicista.
L'edificio si articola su un lotto quadrangolare con un impianto planimetrico a ’C’ simmetrico rispetto all’asse principale di ingresso. Nell’angolo sud ovest si conserva la cappella, ad occidente si estende un ampio parco delimitato da una recinzione che segue il tracciato della Strada Comba Bona. L’edificio è a due piani f.t., la facciata è decorata con lesene, cornici marcapiano e sormontata da un frontone triangolare. La copertura è a falde in coppi piemontesi, la muratura mista in pietrame, laterizio e malta di calce. Sotto le sei finestre al pianterreno corre uno zoccolo in muratura con tre incavi rettangolari ed un altro analogo sottostante in pietra verdastra. In esso, smussati per la pendenza della strada, sono iscritti a destra altri identici rettangoli. Culmina la fronte, un timpano triangolare ornato posteriormente di racemi, con le iniziali intrecciate ’’I G’’ (Ignazio Gonella). I serramenti esterni sono il legno, con grate in ferro al piano terra. Il portale si apre su un atrio ad arcone centrale e due minori laterali, spartiti da coppie di colonne e pilastri, di gusto anch’esso blandamente classicheggiante. Le due ali interne, per dichiarazione verbale della proprietaria, erano già esistenti nel 1778, più basse di circa la metà. La scalea è imponente, come era d'uopo, e gli ambienti vasti. Il ponticello esterno in mattoni con pilastrini incatenati, è del 1858.
(Virginia Gozzi Brayda-Luciano Tamburini, "Palazzi e Case di Villarbasse", Pro-loco Villarbasse 1994).

» PALAZZO DELL'ISOLA ora PALAZZO CALCAGNI
Via Fratelli Vitrani n.5, edificio privato di proprietà della Fam. Calcagni. (Non aperto al pubblico).
Residenza di antichi signori, ampliata ed abbellita nel XVIII secolo. Se ne ha notizia dal 1620. L’edificio cambia diversi proprietari sino a giungere a Faustino dell’Isola Molo del Borghetto, alla cui morte, nel 1916, seguirà una grande asta, comprendente gli arredi, vinta l’anno dopo dalla famiglia Calcagni.
» CHIESA PARROCCHIALE DI SAN NAZARIO

Veniva riedificata nel 1674 sul sito di un antica chiesa medioevale.
Chiesa parrocchiale di San NazarioDal tempio primitivo rimangono l’orientamento con abside a levante, il campanile e la partitura muraria di parte del coro e della sacrestia.
Il nuovo edificio è stato ricostruito utilizzando parte della fondazioni preesistenti ricalcandone sommariamente la pianta.
Il campanile è l’unico elemento della preesistenza ancora perfettamente identificabile. Si presenta come un volume compatto con sequenze di archetti pensili su mensole che lo scandiscono in tre piani. In elevazione si aprono rispettivamente una feritoia, una monofora ed una bifora, seguendo una tipologia diffusa in area piemontese tra il XII e XIV secolo.
Nel 1730 la comunità restaurò l’antico campanile e ne avvenne la sopraelevazione e demolizione della guglia. In quest’epoca il marchese D'Angennes faceva collocare un grande orologio di ferro. Nel 1762 l'edificio venne sottoposto a nuovi lavori, con la realizzazione di nuove volte e murature e rinforzi statici.
Nonostante queste opere l’edificio non era ancora staticamente sicuro e nel 1830 venne rifatto ed ampliato.
L’impianto planimetrico si sviluppa su pianta longitudinale, con navata unica voltata a botte ed una sequenza di otto cappelle laterali con altari completamente decorati. La facciata a due ordini sovrapposti con lesene e capitelli corinzi, è sormontata da un frontone triangolare dipinto. L’ambiente interno rispecchia una tematica classica tardo barocca (pitture nelle cappelle laterali) ed alterata nelle sue linee architettoniche dalla sovrapposizione di una pesante decorazione in stucco ( decorazioni con putti e fiori), eseguita nel 1830.
Nel 1981 veniva restaurato l’intonaco esterno e ridipinta la facciata in giallo.

Luoghi di interesse storico

» FONTANE E LAVATOI

LavatoioVe ne sono in totale tre, infatti il sistema idrico di Villarbasse è molto antico, e le origini dei Corni delle antiche "Carre e Palassoglio", che raccolgono le acque provenienti dalle varie sorgenti della Val Lezana, si perdono nel tempo.
Le fontane erano un tempo utilizzate per uomini ed animali ed una parte dell’esiguo bilancio comunale, nel XVII e XVIII secolo, veniva spesa per la manutenzione delle condotte di terracotta.Lavatoio
Quella del lavaggio della biancheria, benchè faticosa, Lavatoioera un’occasione di incontro per le donne, come potevano esserlo le funzioni religiose e le feste. Ed allora si aveva un po’ più di tempo a disposizione per scambiarsi notizie sulle famiglie, informazioni e pettegolezzi buoni e cattivi. Si può parlare quindi di una funzione sociale del lavatoio, che durò sino agli anni ’60. Ora, le donne che lo utilizzano sono pochissime.

» ALTRI LUOGHI DI CULTO

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